La reimmatricolazione da estero è la procedura con cui un veicolo già registrato in un altro Paese viene immatricolato in Italia e riceve la documentazione italiana. Quando il mezzo proviene dall’Unione europea, o più in generale dall’area UE/SEE, si parla spesso di nazionalizzazione. La pratica richiede normalmente la prova della proprietà e la documentazione tecnica disponibile, come la carta di circolazione estera; il certificato di conformità COC può essere richiesto nei casi previsti o utilizzato come supporto ai dati tecnici. Gli adempimenti cambiano in base alla categoria del veicolo, allo Stato di provenienza, alla situazione della revisione, alla completezza delle informazioni tecniche e al regime IVA. Possono quindi rendersi necessari revisione, visita e prova o documenti integrativi: in assenza del COC o se i dati tecnici non permettono una valutazione chiara, possono essere domandate una scheda tecnica o altre attestazioni. Per i veicoli extra-UE possono inoltre essere previsti obblighi doganali e IVA, nonché visita e prova. Tra i costi applicabili rientrano, secondo il caso, imposta di bollo, IPT ed emolumenti ACI; negli acquisti UE l’IVA può essere dovuta tramite F24 Elide. La domanda si presenta allo Sportello Telematico dell’Automobilista oppure alla Motorizzazione civile. L’art. 93 del Codice della strada stabilisce che l’immatricolazione è indispensabile per la circolazione su strada.
Documenti e pratiche
Reimmatricolazione da estero
Esempio
Una famiglia trova in Francia una station wagon usata con pochi chilometri, adatta ai viaggi e proposta con tutti i documenti del precedente proprietario. Prima di usarla stabilmente in Italia, il veicolo deve ottenere targa e documenti italiani: se dalla carta di circolazione estera emergono chiaramente i dati tecnici, la pratica è più lineare; se mancano informazioni, può servire ulteriore documentazione o un controllo tecnico.
