Bifuel è la definizione utilizzata per un veicolo provvisto di due impianti separati destinati allo stoccaggio del carburante, progettato per funzionare prevalentemente con un solo combustibile per volta. In ambito regolatorio, questa categoria può includere anche i veicoli alimentati a benzina e idrogeno. Quando la soluzione è prevista fin dall’origine, rientra nell’omologazione del tipo di veicolo richiesta dal costruttore e rilasciata dall’autorità competente. Per le trasformazioni effettuate dopo l’acquisto, la normativa UNECE R67 disciplina componenti e montaggio degli impianti GPL, la UNECE R110 quelli CNG/LNG, mentre la UNECE R115 riguarda nel complesso i sistemi retrofit a GPL o CNG. L’installazione successiva richiede visita e prova presso la Motorizzazione, oltre all’aggiornamento del documento di circolazione previsto dall’art. 78 del Codice della strada. Le disposizioni WLTP stabiliscono prove e valori relativi a consumi ed emissioni di CO₂ per entrambi i carburanti; nel caso di GPL, NG o biometano, le tabelle delle prove di tipo 1 vengono ripetute per i diversi gas di riferimento e va indicato il risultato meno favorevole. L’etichetta vicino al bocchettone è richiesta in modo specifico per i motori GPL o a gas naturale/biometano omologati per una gamma limitata di combustibili, non per qualsiasi bifuel. Restano inoltre obbligatorie le verifiche dei contenitori del gas, secondo la loro tipologia e omologazione.
Motorizzazioni e tecnologie
Bifuel
Esempio
Chi cerca un'auto usata per percorrere molti chilometri può trovare una vettura a benzina dotata anche di impianto GPL. Al mattino parte normalmente usando un carburante, poi durante il tragitto l'auto passa all'altro secondo il funzionamento previsto, permettendo di sfruttare i distributori disponibili lungo il percorso. Prima dell'acquisto verifica lo stato dell'impianto e dei serbatoi, oltre alla regolarità della documentazione del veicolo.
