Non esiste un numero valido per tutte le auto elettriche: la frequenza con cui si può usare la ricarica rapida in corrente continua senza incidere sulla batteria dipende dalla chimica delle celle, dalla potenza di ricarica, dalla temperatura, dalla fascia di stato di carica e dalla gestione termica del veicolo.
La ricarica DC può favorire il decadimento della capacità e ridurre nel tempo autonomia e vita utile, soprattutto se impiegata molto spesso in condizioni sfavorevoli. Questo non significa che debba essere evitata: è pensata anche per gli spostamenti in cui serve recuperare energia rapidamente. Per l'impiego quotidiano, la scelta più adatta resta quella di attenersi alle indicazioni del costruttore relative a ricarica e limiti di carica.
Anche la soglia di carica ottimale non è uguale per ogni modello. Le finestre di stato di carica influenzano l'invecchiamento e, nelle prove sulle celle NMC, i cicli completi hanno evidenziato il degrado più elevato. Tuttavia, non esiste una regola universale: contano la chimica, gli eventuali margini gestiti dal sistema dell'auto e le esigenze di utilizzo. In alcune chimiche, inoltre, evitare di lasciare a lungo la batteria a un livello di carica elevato può contribuire a contenerne il degrado.
Con temperature invernali, il precondizionamento della batteria prima della ricarica DC è una buona pratica, perché porta l'accumulatore nelle condizioni più favorevoli per ricevere energia rapidamente.
Le condizioni di garanzia non sono standard: soglie, durata ed esclusioni variano in base a marca e modello. Per le autovetture M1, Euro 7 prevede requisiti minimi di durabilità per l'omologazione pari all'80% fino a 5 anni o 100.000 km e al 72% fino a 8 anni o 160.000 km. Non si tratta però di una garanzia commerciale identica per tutti i costruttori.
